Non ne possiamo davvero più. Telefonate continue: a casa, sul telefonino, a tutte le ore del giorno e della notte. Per non parlare delle contine e-mail, le lettere che riceviamo per posta o che troviamo senza francobollo sulla cassetta delle lettere o sotto la porta. Conoscono le nostre abitudini, sanno dove lavoriamo, con chi usciamo, a che ora rientriamo in casa. Ci controllano, ci spiano continuamente e fanno di tutto per renderci la vita impossibile. Non ci sentiamo più padroni del nostro tempo, delle nostre scelte: ogni nostro passo è ora condizionato dall'ansia, dal terrore di rispondere al telefono, di avvicinarci ad una finestra o di camminare da soli per strada. Sia che si tratti di vecchi partner, o di perfetti sconosciuti, sia che tutto abbia luogo prevalentemente nel nostro ambito privato o sul nostro posto di lavoro, o addirittura su internet, lo stalking è riconosciuto come reato penale in Italia e in Europa. Ma in quali casi si può parlare di stalking? In che modo possiamo difenderci da molestie reiterate nel tempo? Impariamo insieme cosa fare per fronteggiare uno stalker.
Cosa si intende esattamente con la parola stalking?
La traduzione della parola stalking in italiano è perseguitare. Si tratta di un reato che può configurarsi in vari modi e sotto varie forme. In ogni caso questo riguarda tutte le azioni coinvolte nel perseguitare una persona. La vittima di stalking è spesso ansiosa, ha paura per la propria incolumità e a volte anche per quella dei propri cari.
La figura dello stalker è regolamentata dall'articolo 612-bis del Codice Penale e dallo stesso viene definita come 'chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.'
Ciò che emerge immediatamente dalla legge è la presenza di azioni reiterate nel tempo. Non basta quindi un ex fidanzato geloso che per un po' di tempo ci assilla con delle telefonate o sms perché si configuri il reato di stalking. Deve trattarsi di azioni ripetitive nel tempo che costringono la vittima a cambiare più o meno drasticamente le sue abitudini.
Per prima cosa sfatiamo un luogo comune: lo stalking non riguarda solo le donne. Le vittime principali sono certamente loro, ma rappresentano solo il 55%. Sia uomini che donne possono diventare oggetto di persecuzione da parte di qualcuno. Nella stragande maggioranza dei casi si tratta di precedenti relazioni finite male, ma esistono anche gli ambiti lavorativo (il 15% dei casi) e condominiale (il 25%).
Quanto deve essere reiterata questa condotta per poterla considerare stalking?
Non è una domanda semplice a cui rispondere. Non è certo sufficiente un periodo di cinque giorni o una settimana perché si possa parlare di stalking. Come già detto in precedenza, il periodo di tempo considerato deve essere abbastanza lungo da provocare un evidente stato di ansia nella vittima, paura, panico, tanto da costringerla a modificare le sue abitudini e nella condotta dello stalker deve essere ravvisato questo deliberato intento di nuocere a determinate persone.
La pena prevista per il reato di stalking può variare da un minimo di sei mesi ad un massimo di quattro anni, con possibili aggravanti per persone separate o divorziate o nel caso in cui vengano coinvolti minori.
Cosa possiamo fare se siamo vittime di stalking?
Il primo passo è la querela da parte della vittima. Quest'ultima avrà tempo sei mesi dal verificarsi dell'accaduto per avvalersi di questo strumento. E' necessario, quindi, rivolgersi ad un ufficio della Polizia di Stato per aprire una denuncia. Più materiale avremo a nostra disposizione, più facile sarà il nostro compito. Forniamo descrizioni dettagliate dello stalker se ne conosciamo l'identità o lo abbiamo comunque visto. Conserviamo sms e e-mail. Se ne abbiamo la possibilità, registriamo le telefonate e portiamo con noi dei testimoni che possono aver assistito ad un incontro col nostro persecutore o possano aver sentito o letto qualcosa proveniente dallo stesso.
Come dobbiamo comportarci nei confronti di uno stalker?
L'arma più importante che abbiamo a nostra disposizione è l'indifferenza. Questo non significa che dobbiamo fregarcene e fare finta che il problema non esista, ma è il messaggio che dovremmo cercare di far capire al nostro persecutore. Pertanto, è importante limitare al massimo se non addirittura evitare i contatti con lo stalker, cercando solo di spiegare che non vogliamo avere alcun tipo di contatto con lui/lei. Anche se ci sentiamo esasperati, evitiamo di reagire a minacce e insulti: una qualunque risposta da parte nostra ai tentativi di molestia sarebbe vista dall'altra parte come una sorta di apertura nei suoi confronti e un invinto a perseverare. Per non incorrere in queste situazioni, evitiamo di parlarci o di rispondere a email e messaggi. Se malauguratamente ci dovesse capitare di incrociare questa persona lungo la strada, ricordiamoci (per quanto possibile) di mantenere il nostro autocontrollo e di comportarci normalmente, senza far trasparire il disagio o lo stato d'anisa che internamente ci logora. Ricordiamoci, infatti, che lo scopo dello stalker è proprio quello di renderci insicuri. Non mostiamoci come vittime nei suoi confronti (e anche se in realtà lo siamo, non diamogli/le questa soddisfazione).
